![]()
All’affannosa ricerca di margini, mentre decide quale boot loader usare, Canonical sigla un accordo con Amazon. E il desktop della 12.10 diventa praticamente Adware
Roma – Ubuntu, la distribuzione Linux curata da Canonical, alla quale va comunque riconosciuto il merito di aver dato grosso impulso alla diffusione di Linux, è al centro di diverse discussioni per le novità che circondano l’ultima release, la 12.10 “Quantal Quetzal”, il cui rilascio è atteso a breve.
Tra le prime controversie vi è quella relativa al metodo di avvio. In seguito, infatti, ai progetti di Microsoft per Windows 8, per tutti i computer di nuovissima generazione “predisposti” per Windows 8 c’è la novità del cosiddetto Secure Boot, un sistema che prevede un livello di sicurezza in più sin dall’avvio della macchina. In pratica, il computer si rifiuta di avviare un sistema operativo se questo non dispone, nel suo codice di avvio, di una determinata “marcatura”, una sorta di firma digitale che ne legittima l’autenticità e la non manomissione.
Sino a oggi, Canonical ha scelto GRUB quale strumento per gestire l’avvio del sistema. Purtroppo però, il GRand Unified Boot Loader (di cui GRUB è acronimo) non dispone di tale marcatura. Di conseguenza, la sua adozione impedirebbe l’avvio sulle macchine più nuove, specie quelle ARM, che non permettono di disabilitare il Secure Boot (mentre, fino a prova contraria, quelle basate su x86 lo permettono).
Canonical aveva così pensato di cestinare GRUB e sostituirlo con EFILinux, che invece avrebbe la possibilità di funzionare. Tuttavia, EFILinux è rilasciato con una licenza diversa, il cui costrutto manca delle tutele previste dalla licenza GPLv3 nei confronti dell’utenza.
A questo punto, dopo le ire della Free Software Foundation e della Linux Foundation, che in una white paper hanno accusato l’iniziativa di “togliere il controllo del computer dalle mani del proprietario e consegnarlo a qualcun altro”, parrebbe che Canonical ci abbia ripensato e in un post ha confermato che GRUB rimarrà in uso. Con tutto ciò che potrebbe conseguirne. E la questione non è ancora ben definita.
Il futuro comportamento di una ricerca tramite Dash sul desktop del nuovo Ubuntu (click per ingrandire)
A questo si aggiunga il recente accordo tra Canonical e Amazon, per via del quale Ubuntu 12.10 ora integra nel sistema di ricerca desktop “Dash” i risultati del celebre editore statunitense (vedi figura). Dunque, mentre si esegue una ricerca che si crede locale, ci si vedrà proporre, se esistenti, anche dei risultati provenienti da Amazon.
“Per ogni prodotto venduto (non solo cercato) su Amazon o su Ubuntu One Music Store, Canonical riceverà un piccolo margine”, ha spiegato Jono Bacon, Ubuntu Community Manager. “Questo margine per affiliati è un modo utile in cui possiamo generare un guadagno che possiamo investire nel progetto Ubuntu e dotarlo di nuove caratteristiche, per mantenere la nostra infrastruttura e migliorare Ubuntu in generale”.
La Rete, a quest’ultimo proposito, è pressoché “scoppiata” di commenti. Persino nel report di un bug, effettuato su Launchpad, è forte il dissenso. “Questo trasforma ogni ricerca desktop in una pubblicità e minaccia di trasformare Ubuntu in un vero e proprio adware”, ha scritto tale Aibara Iduas nel suo commento. Senza contare che si prospettano, inevitabilmente, alcuni problemi di privacy.
Mark Shuttleworh, fondatore di Canonical, ha provato a giustificare l’iniziativa sul suo blog, ma i commenti negativi non accennano a placarsi (esempio): l’utenza – incluso chi scrive – si sta rendendo conto che Ubuntu non è più quello di una volta. Adesso si sta trasformando in un prodotto “sussidiato”, brandizzato, che tra poco potrebbe persino portare un altro marchio, se continua su questa strada.
Chi scrive, da tempo, si ostina a restare “inchiodato” sulla versione 10.04 LTS (opportunamente ripulita da Ubuntu One), la più vecchia LTS disponibile, che sarà “assistita” fino ad aprile 2013. All’approssimarsi di quella data, il passo minimo che sarà indispensabile fare sarà l’aggiornamento alla 10.10 (che non è più LTS e va in End Of Life nello stesso mese). Poi, inizierà il viaggio verso le versioni 11, che dopo la 11.04 spazzano via Gnome 2 per far posto a Gnome 3. Unity, la nuova interfaccia desktop, nella 11.04 ancora non è obbligatoria, per fortuna. L’uso di Unity è una scelta che a moltissimi non risulta gradita.
Il timore, a questo punto, è che “scherzando troppo col fuoco”, la gente volti le spalle a Ubuntu e alle sue manie di grandezza. A quel punto, le partnership con Amazon serviranno a ben poco.
Marco Valerio Principato
Per informare di questo articolo o condividerlo (tutti i pulsanti non caricano alcuna funzione esterna, sono semplici link):
![]()

